Irvine – Kelly Clarkson

E niente, è un momento un po’ (tanto) My December.

 

Are you there?
Are you watching me?
As I lie here on this floor
They say you feel what I do
They say you’re here every moment
Will you stay?
Stay ‘till the darkness leaves
Stay here with me
I know you’re busy, I know I’m just one
But you might be the only one who sees me
The only one to save me

Why is it so hard?
Why can’t you just take me?
I don’t have much to go
Before I fade completely

Can you feel how cold I am?
Do you cry as I do?
Are you lonely up there all by yourself?
Like I have felt all my life
The only one to save mine

How are you so strong?
What’s it like to feel so free?
Your heart is really something
Your love, a complete mystery to me

Are you there watching me?
As I lie here on this floor
Do you cry, do you cry with me?
Cry with me tonight

Are you there?
Are you watching me?

Playlist di un’estate che fugge.

Copio pari pari l’idea di un post del mio amico Shari del suo blog Useless Desires. Ecco un po’ di canzoni passate spesso nel mio iPod quest’estate ormai al termine (ometto varie canzoni di Kelly Clarkson perché non rilasciate – ancora – ufficialmente).

Put Your Hands Up, Nadine Coyle

Something Kinda Ooooh, Girls Aloud

Inside Out, Britney Spears

Il mio giorno migliore, Giorgia

Red Blooded Woman, Kylie

Notorious, The Saturdays

Hair, Lady Gaga

Beat of My Drum, Nicola Roberts

Spinning Around

E’ dura dover riconoscere di aver sprecato un anno. Oddio, forse sprecato non è la parola giusta, perché se non altro è servito a qualcosa: farmi aprire gli occhi, almeno un po’ più di prima.

Ricominciare non significa solo cambiare corso di laurea (da uno con possibilità di impiego pari allo 0,0001% a uno con possibilità dello 0,001%). Significa prima di tutto avere a che fare con persone nuove, e dunque dover affrontare nuovamente il “problema” della socializzazione. Ricominciare significherà anche impegnarsi, oltre che in questo, anche nel raggiungimento degli obiettivi che mi propongo, di qualunque portata essi siano. Perché al riguardo sono stato un anno con le mani in mano a non fare altro che lamentarmi.

Ricominciare sarà difficile, perché tra i tanti io ho un enorme difetto: quello di non parlare, e dunque di non saper chiedere favori o aiuto. Sarà perché fin’ora non ho fatto altro che stare in silenzio ad ascoltare parlare gli altri, ma è da un po’ che non sono più abituato a aprirmi completamente a qualcuno, già faccio fatica con i miei amici, figurarsi con i miei genitori, a cui mi sembra continuamente di infliggere dispiaceri. (E’ forse anche l’apparente senzazione di sollievo di questi sfoghi che mi spinge a scrivere qui).

Propositi per il nuovo anno accademico: avere un po’ più di palle, chiedere aiuto se necessario, sorridere (ma non fare buon viso a cattivo gioco).

Not Complaining

Tentando di ottemperare alla promessa di non lamentarmi, lascerò parlare i fatti con una lista di azioni/pensieri/cose random di questo periodo. Non che poi siano tanto differenti da quelle del periodo precedente, e di quello prima ancora. Tant’è.

  • Ormoni esplosi grazie alla stagione. Coppie ovunque. Io solo, con amiche, al massimo, quando si degnano. Constatazione della distanza Ideale-Reale.
  • Constazione del fatto che nella migliore delle ipotesi la mia laurea mi porterà a fare la fame. E che, nonostante mi piaccia, vorrei seguire un paio di altri corsi di laurea. Troppi interessi, troppo poco tempo. Inoltre, constatazione del fatto che il 99% di ciò che mi interessa/so fare è totalmente inutile, o meglio, nella migliore delle ipotesi mi porterà a fare la fame.
  • Constatazione della necessità di alzare il culo e darmi da fare. Un po’ in tutto. Vita sociale, lavorativa, benessere fisico e psicologico. Dire – MARE – Fare.

Moaning

La vita frocia che speravo di fare non è decollata, quest’anno. Che poi, chi la voleva una vita frocia. Volevo solo conoscere qualcuno con almeno qualcuno dei miei stessi interessi, con cui magari diventare amico per potermi trasferire il prossim’anno e scappare da una casa con due ragazzi con cui, per quanto bravigentilieamodo (con riserve), non ho niente da spartire.

Sognavo la vita di convivenza da quando andavo alle elementari e speravo che un giorno avrei vissuto con i miei due amici del tempo (che, per inciso, non mi salutano più, nonostante continui a volere loro un bene dell’anima). Io speravo di andare a vivere in una casa insieme, condividere momenti divertenti e importanti, come tre fratelli (il modello che al tempo avevo in mente erano le sorelle Halliwell). Speravo di fare colazione, pranzo e cena insieme, alternando i turni di cucina/preparazione/pulizia, speravo di condividere con loro il bagno tra una pisciata e una lavatrice, speravo di andare a fare la spesa insieme, condividendo un po’ tutto: cibo, vestiti, sogni, desideri…

Ho fatto quello che non avrei mai pensato, venendo qui. Il mio sogno era venire con qualcuno dei miei amici. Ma qui gli amici me li sono dovuti rifare. E il processo è lento, specie per me. Tra l’altro di persone con cui ho approfondito i rapporti ho incontrato solo ragazze. Tutte simpatiche e belle persone, certo, ma con cui non ho molto da condividere. Ascoltano musica che non mi interessa nemmeno per sbaglio, frequentano locali in cui da solo non sarei entrato nemmeno pagato… E poi, la verità è che, per quanto d’accordo io possa andare con le ragazze, non riesco mai ad avere una migliore amica stabile. Forse siamo troppo diversi, nel senso che io spesso e volentieri non le capisco. O meglio, le capisco ma non condivido.

E i ragazzi…? Ma quali ragazzi? Del mio corso di laurea sembro essere l’unico gay, ok forse l’unico no, ma insomma il radar non è tanto sicuro e quindi ciao. Vabè dici, qual è il problema, BO è una città che più friendly si muore o simile. Eh ma grazie. Ma sti gran cazzi. Ma io non ho mica le palle. Io da solo non ho mai fatto nulla. E non ce la faccio. E le ragazze, non possono accompagnarmi? Eh ma figurati se a loro piace la musica che mettono lì. Eh ma allora. Fine della lagna.

Reminder

Ok.

Appurato che il problema è mio.

Nel senso che non so relazionarmi, vorrei conoscere gente ma non riesco a pensare a un modo per farlo; nel senso che mi piacerebbe avere qualcuno – amici, amiche – con cui passare almeno quattro sere a settimana insieme (per dare un’idea), dal momento che abito nel centro di Bologna ma rimango chiuso in casa 7 sere su 7, venerdì e sabato rigorosamente inclusi; nel senso che ho bisogno di un’amicizia “forte”, non dico esclusiva, ma di riferimento, nel panorama dell’ambito universitario/bolognese.

Dicevo, appurato che il problema è mio, rimane da trovare il modo per superarlo. Il modo. Perché il fine lo so qual è. Quello che mi domando è come raggiungerlo.

Forse sto sbagliando tutto; probabile, in effetti. Dal momento che anche questo post suona come un’autocommiserazione bella e buona, e io odio le autocommiserazioni.

La canzone del momento è la seguente.

Constatazione dei fatti

Sono un IDIOTA.

Vado alla Feltrinelli perché mi ero rotto di stare a casa tutto il giorno, e siccome i libri sono quasi sempre meglio delle persone decido di rintanarmi nel mio tempio sacro.

Verso la fine del mio viaggio noto due ragazzi. Senza tanti giri di parole, mi sanno della parrocchia. Ma parecchio. Uno ha un libro in mano che non conosco. Vengo a sapere che c’è la presentazione di un libro a breve. Controllo nella brochure: è lo stesso libro che aveva il ragazzo in mano. Ma non conosco l’autore (che poi, scoprirò, mi è passato davanti con completo attillato e un culo da figodellamadonna qual era). E nella brochure c’è scritto poco e niente sul libro. Insomma esco. Nonostante mi sembra di intravedere qualche altro parrocchiano, ma forse è solo la sindrome da gay.tv che mi gioca brutti scherzi. Mi incammino verso casa. E vedo – mi sembra di vedere – altri parrocchiani, tutti che vanno in direzione della libreria.

*Porcatroiaputtanabaldraccazoccolamignottabattistrada*, penso. Vuoi vedere che la libreria era piena di froci e io sono uscito?

Risposta: sì, era proprio così.

Devo aver davvero fatto del male a molte persone in un’altra vita per essere così idiota.

Just Thinking

STRANO. Come mi sento da un po’. Scriverò pezzi random, visto che mi vengono in mente diecimila cose, non necessariamente collegate fra loro. E questo non mi aiuta. Ma comunque.

*Dubbi sull’università. Come se non ne avessi mai avuti. Nella fattispecie, dubbi sul futuro. Forse ho capito cosa mi piacerebbe fare, ma quello che sto studiando non sarebbe propriamente indicato… Dubbi, dubbi, dubbi. Nulla di nuovo.

*Dubbi su me stesso. Ci sono tanti aspetti di me da cambiare che non so da dove iniziare. Dovrei iniziare ad essere più sicuro di me, ad essere indipendente, a riuscire a non fare sempre affidamento sugli altri. Dovrei essere più deciso. Dovrei avere un po’ più di coraggio. Ma di quello non ne ho mai avuto troppo.

*Riguardo anche al punto precedente: riflessioni semiserie sulla mia non vita amorosa. Odio il fatto di non essermi mai preso nemmeno una cotta, temo di avere troppe aspettative e di essere troppo esigente, con la conseguenza che 40 anni vergine probabilmente non rimarrà solo il titolo di un film, per me. Per non diventare nevrotico ho sfoghi frocissimi di vario tipo, ad esempio il manga di Sailor Moon o telefilm teen-drama che mi fanno dimenticare per un po’ il mio deserto sentimentale.

*Riflessioni su BO: mi piace stare qui, avevo bisogno di cambiare aria. Le ragazze che ho conosciuto sono veri tesori. Ogni tanto però non posso fare a meno di sentirmi solo. Ma “solo” non nel senso di abbandonato o dimenticato… Il fatto è che con i miei amici storici ormai c’è un’intesa altissima, e adesso in ogni situazione in cui non ritrovo un’intesa simile mi trova un po’ disorientato… So che ci vuole tempo, ma insomma, per quanto mi riguarda passo un po’ troppe serate a cenare da solo e cazzeggiare per le ore successive davanti al computer.

Fine, più o meno.